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Südpack: si torni a votare

Il 26 gennaio, syndicom ha organizzato un sit-in per protestare contro la direzione che mira a non rinnovare il Contratto Collettivo di Lavoro. I dipendenti sono stati consultati con una votazione che non prevedeva alternative: tra il regolamento aziendale e il nulla, i lavoratori hanno ovviamente scelto il regolamento. I sindacati chiedono una votazione regolare e, se necessario, l’intervento della politica.

Nei giorni scorsi, davanti alla Südpack di Bioggio, si è tenuto un sit-in dei sindacati, con la presenza di diversi esponenti politici, per protestare contro la direzione che ha unilateralmente deciso di non rinnovare il Contratto Collettivo di Lavoro per sostituirlo con un regolamento aziendale. Con questa azione, i sindacati (syndicom e OCST, sostenuti dai rappresentanti di UNIA e VPOD) hanno voluto esprimere la loro delusione per il rifiuto della direzione dell’azienda (leader nel settore del packaging) di partecipare a un incontro di conciliazione con il direttore del Dipartimento finanze ed economia, Christian Vitta. Inaspettatamente, il sit-in si è concluso con l’ennesimo confronto fra il direttore e i sindacati. “Ho chiesto, ancora una volta, al direttore di effettuare una votazione regolare, in forma anonima, non compromessa da minacce e soprattutto che ci sia una scelta vera: tra il CCL e il regolamento”, spiega Marco Forte.

Cosa è successo?

L’ultima votazione, effettuata all’interno della ditta, non prevedeva alternative: tra il regolamento aziendale e il nulla, ovviamente i lavoratori hanno scelto il regolamento aziendale. Tutto questo è avvenuto dopo che la maggioranza dei collaboratori aveva sottoscritto una petizione per effettuare una votazione in forma scritta e segreta, con scrutinio in presenza dei sindacati. Dopo che la direzione aveva rifiutato la proposta, lo stesso i sindacati avevano allestito delle cabine di voto fuori dall’azienda, alla presenza di uno scrutatore. E il voto aveva visto la prevalenza, anche se di misura, dei favorevoli al CCL (come riportato nell’ultimo numero del giornale). Dopo questo esercizio di democrazia, la direzione si è ancora una volta rifiutata di considerare il voto emerso. A questo punto, ci siamo rivolti all’Ufficio di cantonale di conciliazione ma la Südpack ha rifiutato, senza alcuna motivazione valida. Questo è un segnale di totale mancanza di rispetto per le nostre istituzioni e per il partenariato sociale, cui il contratto della Südpack aveva contribuito per quarant’anni.

Un fatto piuttosto grave per la tradizione svizzera della “pace sul lavoro”…
Non presentarsi all’incontro di conciliazione, oltre a denotare una mancanza di rispetto della Südpack verso l’autorità politica cantonale, evidenzia anche un sistema legislativo che non tutela i lavoratori di fronte a questo modo di fare impresa. Il nostro sit-in davanti all’azienda di qualche giorno fa aveva anche lo scopo di chiedere alla politica di intervenire affinché l’Ufficio cantonale di conciliazione diventi uno strumento davvero efficace per valorizzare il dialogo tra le parti sociali di cui il nostro Cantone ha sempre più bisogno, e non resti un baluardo di buone intenzioni, ma sostanzialmente privo di qualsiasi strumento incisivo per il raggiungimento della conciliazione.

Quale potrebbe essere allora la soluzione?
L’ho ripetuto ancora una volta al direttore, davanti alle telecamere: tornare a votare, senza minacce di sospendere importanti investimenti, con regole precise e in forma anonima, per una scelta vera: CCL o regolamento aziendale. I sindacati sono disposti a fare un passo indietro solo se questa decisione emerge dalla maggioranza dei lavoratori.

Alcuni dipendenti hanno manifestato contro i sindacati durante il sit-in…
In realtà, non è stata per nulla spontanea, ma pilotata dalla direzione. Basti pensare che a capo del gruppo uscito dall’azienda c’era proprio il direttore. È evidente che in un momento come quello che stiamo attraversando oggi, in cui c’è sempre meno possibilità di reimpiego, i lavoratori sono sempre più facilmente ricattabili e soggetti alle pressioni dall’alto. Noi non facciamo altro che dare seguito al mandato conferitoci dai dipendenti stessi durante le nostre votazioni, che è quello di fare il possibile per mantenere il CCL.

Perché è così importante battersi per il CCL?
Rispetto al CCL, il regolamento aziendale non ha le stesse garanzie. Può essere cambiato in modo semplice e veloce e questo fa sì che la direzione possa peggiorare in futuro le condizioni di lavoro dei collaboratori, anche se in questo momento possono sembrare buone. Non dimentichiamo che, se oggi regna un buon clima di lavoro, parte del merito va anche alle organizzazioni sindacali che l’anno scorso hanno contribuito con precise segnalazioni a rivedere la gestione interna del personale. Oggi la direzione approfitta di questo clima migliorato per escludere i sindacati: una strategia che con il passare del tempo potrebbe essere controproducente.

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