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Il personale di RetePostale Ticino chiede una moratoria immediata per la chiusura degli uffici postali

«Fermare la diminuzione dei servizi postali, la soppressione dei posti di lavoro e il peggioramento delle condizioni di lavoro!». Con un appello alla direttrice del DATEC, Simonetta Sommaruga, il personale di RetePostale Ticino chiede una moratoria immediata per la chiusura degli uffici postali.

Riuniti in assemblea a Rivera il 10 aprile, i collaboratori della Posta continuano a denunciare la condizione di perenne incertezza in cui sono costretti a lavorare. Le continue riorganizzazioni e le richieste di sempre maggiore flessibilità sono all’ordine del giorno. Sulla loro testa pende, come una spada di Damocle, il rischio di perdere il posto di lavoro. In base a un calcolo sulla produttività, la Posta ha individuato un importante esubero di personale.

«Anche se fino a oggi sono stati chiusi solo 15 dei 48 uffici postali pianificati entro il 2020, altri 33 sono minacciati di chiusura entro l’anno prossimo», ha spiegato Marco Forte, segretario regionale di syndicom, sindacato dei media e della comunicazione.

Gli scenari futuri sono ancora più inquietanti, ha aggiunto Graziano Pestoni di USS Ticino: «Dei 4mila uffici esistenti fino a pochi anni fa, secondo i progetti della Posta ne rimarranno solo 127 in tutta la Svizzera».

La Posta gioca sporco

Finora l’emorragia di uffici postali in Ticino è stata parzialmente arrestata dai cittadini, che con le loro petizioni hanno dimostrato l’attaccamento al servizio postale, uno dei simboli della Svizzera, e dalla volontà dei Comuni, che si sono opposti alle chiusure. Ma questa resistenza non basta. «La Posta gioca sporco», è stato detto nell’assemblea. La strategia aziendale è quella di depotenziare gli uffici postali. Al personale vengono date direttive allo scopo di spingere i clienti ad andare online. Molti prodotti non vengono più venduti allo sportello. In questo modo, si demotivano i cittadini a frequentare gli uffici postali.

Moratoria immediata

Per questo motivo è ora di passare all’offensiva, hanno ribadito i rappresentanti di RetePostale in Ticino. Perciò rivolgono un appello alla nuova direttrice del DATEC, Simonetta Sommaruga, affinché intervenga con una moratoria immediata riguardante tutte le decisioni che comportano una diminuzione dei servizi postali, la soppressione dei posti di lavoro e il peggioramento delle condizioni di lavoro. E sperano di trovare in Simonetta Sommaruga un’interlocutrice attenta ai problemi dei lavoratori e alle esigenze dei cittadini.

Il ruolo della politica

Confrontata ai cambiamenti epocali della digitalizzazione, la politica deve intervenire. E ridefinire il concetto di servizio pubblico, anche nel campo della salute, dell’energia, dell’informazione, dell’istruzione, delle telecomunicazioni. Questo è un problema di democrazia. Come ha spiegato Graziano Pestoni all’assemblea dei lavoratori della Posta, «i criteri di redditività e produttività non devono guidare l’azienda. L’obiettivo non deve essere solo quello di fare utili ma dare un servizio all’utenza». E di servizio pubblico si parlerà in un prossimo incontro con il nuovo presidente dell’Unione Sindacale Svizzera, Pierre-Yves Maillard, per lanciare un referendum sul ripristino delle regie federali.

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