syndicom al festival “internazionale” di Ferrara

La carta (non) è morta? Evviva la carta!

L’articolo che state per leggere non ha avvenire. La sua pubblicazione è prevista unicamente per il web. E la digitalizzazione, secondo la studiosa americana Iris Chyi, non rappresenta il futuro del giornalismo. Al contrario della carta. 

di Federico Franchini

 

Ma come, vi direte, da anni sentiamo dire che il cartaceo è destinato a morte certa?

Cerchiamo di ragionare, prendendo spunto dalla conferenza tenuta dalla docente statunitense nell’ambito del Festival di Internazionale di Ferrara. Non vi è dubbio che Internet ha sconvolto il modo di diffondere le notizie. Una rivoluzione che ha portato gli stessi editori a giurare che il futuro della comunicazione sarebbe stato unicamente online. Non esiste altro settore al mondo che abbia sottolineato così tanto le proprie difficoltà e la sua imminente estinzione. I licenziamenti, la riduzione delle pagine cartacee e anche la chiusura di numerose edicole sembravano confermare questa ipotesi.

Eppure, come ha più volte sottolineato la professoressa statunitense, non è così. “Molti si sorprendono per questo, ma il prodotto di carta, dato per moribondo, continua a garantire risultati migliori di quello digitale da ogni punto di vista: economico, qualitativo, pubblicitario e di affezione del lettore”, ha affermato Iris Chyi, che insegna all’Università del Texas di Austin.

La studiosa non si esprime per convinzione personale. Alle spalle ha 20 anni di analisi empiriche su come i giornali, in particolar modo quelli americani, hanno affrontato la sfida della digitalizzazione.

Dalla fine degli anni '90, con la diffusione di Internet, le varie testate hanno cercato di adattarsi a questo strumento di divulgazione, creando le loro prime versioni online. Nel corso degli anni hanno poi proposto nuovi modelli e nuove modalità di diffusione e interazione.

Vent’anni dopo, quali risultati possiamo trarre dall’avventura del giornalismo online?

Dati alla mano, la studiosa ha sviscerato il fatto che, nonostante gli enormi investimenti fatti per produrre e diffondere informazione online sui vari supporti digitali, il successo di queste operazioni è stato finora molto limitato. Sicuramente è stato al di sotto delle aspettative. Nessun giornale americano è mai riuscito ad abbandonare del tutto la stampa per passare esclusivamente alla versione online. Ciò malgrado per gli editori vi è una certa riluttanza a dire che l’esperimento è fallito: “La tecnologia è vista come una religione, soprattutto negli USA. È difficile sentire un’analisi lucida e razionale”, ha spiegato più volte la studiosa.

Come mai questi investimenti non si sono concretizzati?

Iris Chyi ha evidenziato diversi punti a sfavore della comunicazione online: la lettura, che è più difficoltosa e superficiale tanto che è provato che ciò che si legge online viene scordato più facilmente; inoltre, essendo gratis, gli utenti percepiscono la notizia online come informazione di qualità inferiore. “Non bisogna pensare che qualsiasi cosa si faccia con la tecnologia ci farà bene”, ha ribadito la docente americana, mostrando i dati raccolti a partire dalla nascita dell’informazione online ed evidenziando che non ci sono motivi oggettivi per abbandonare la carta stampata. Con la recessione gli introiti dei giornali si sono sì ridotti, ma da parte sua il digitale non ha mai mostrato segni di crescita.

Non è stato chiarito dove sono andati a finire quei lettori che hanno abbandonato il cartaceo ma non sono passati all’online. Probabilmente si tratta di persone che si sono perse nei meandri della rete. Sempre più individui infatti si informano online attraverso aggregatori di notizie come Google news o su social network come Facebook. Piattaforme che non producono notizie, ma ripubblicano quelle scritte dai giornali. “Alcuni editori hanno definito Google ‘un vampiro digitale’”,  ha affermato l’ospite del Festival. “Con una larga base di utenti e una crescita esponenziale della pubblicità, Google e Facebook sono diventate aziende gigantesche, mentre la maggior parte dei 1.300 quotidiani statunitensi ha una tiratura di circa trentamila copie e competere con questi giganti è impossibile”.

Ma il problema principale emerso dall’incontro di Ferrara è dato dal fatto che per vent’anni il giornale cartaceo ha voluto competere sullo stesso piano del digitale. Una strategia sbagliata e controproducente. I dati raccolti dagli studi di Iris Chyi dimostrano che il futuro su cui l’editoria ha tanto investito non è realizzabile. Infatti, l’immediatezza e la gratuità di questo servizio porta il lettore a non prendersi il tempo necessario per riflettere e di conseguenza a non dare valore al contenuto dell’articolo. Il paragone fatto dalla studiosa americana è quello con il cibo. Il giornalismo digitale è paragonato ad una sorta di fast food dove nessuno ti serve al tavolo o ti chiede quale cottura della carne vuoi. E dove il prodotto costa relativamente poco. La gente lo sa che non è salutare, ma qualche volta ne ha voglia. Il giornale di carta è come un buon ristorante a cui siamo affezionati, dove ti puoi sedere comodamente e usare i tovaglioli di stoffa, dove i camerieri servono ai tavoli e ti riconoscono, dove la bistecca è cotta in base alla tua preferenza. Ecco che se il ristorante di fiducia si mette a fare hamburger sorgeranno tre problemi: lo farebbe male, confonderebbe i clienti e non sarebbe concorrenziale.

Come a dire, insomma, che al giornalismo cartace basterebbe tornare ad essere se stesso.

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