Coronavirus e lavoro: le FAQ di syndicom

Coronavirus: Quali sono le conseguenze per i dipendenti? Le risposte più importanti alle domande più impellenti. Aggiornate al 25.1.2021.

Cosa succede se tengo a casa i miei figli da scuola in modo che non possano contrarre la malattia? Percepisco ancora il salario se non mi reco al lavoro per occuparmi dei miei figli? Cambia qualcosa se la scuola, l'asilo o la scuola materna sono ufficialmente chiusi?

Senza una chiusura ufficiale della scuola, ecc., l'assenza dal lavoro costituisce un rifiuto ingiustificato a lavorare, che può essere sanzionato. In questo caso il salario non è dovuto. Se la scuola viene chiusa dalle autorità, il salario deve continuare a essere pagato, comunque almeno per un periodo di tempo limitato. I genitori sono tenuti a trovare un'altra soluzione per l’assistenza.
 

A causa dell’avvenuta chiusura delle scuole devo badare ai miei figli sani a casa. Ho diritto allo stipendio?

I genitori hanno un obbligo giuridico di accudimento nei confronti dei loro figli. Se non possono gestire l’accudimento dei figli in altro modo, devono restare a casa. Il datore di lavoro deve corrispondere lo stipendio ai genitori per un determinato periodo di tempo ai sensi dell’art. 324a CO. La durata concreta dell’ulteriore versamento del salario si basa sulla rispettiva anzianità di servizio e varia da Cantone a Cantone (v. scala bernese, basilese e zurighese).

I lavoratori sono però tenuti a cercare un’assistenza alternativa, sebbene questa sia soggetta a requisiti elevati. Nell’organizzazione dell’assistenza dei figli si deve far sì che l’accudimento sia possibilmente ripartito su entrambi i genitori e che vengano considerate eventuali offerte di assistenza delle scuole o dei Cantoni. 
 

Devo assistere ai miei figli malati (o altri familiari) a casa. Il mio datore di lavoro deve concedermi di stare a casa e pagarmi lo stipendio?

Sì. I figli e i familiari malati devono – qualora necessario – essere assistiti e curati. Il datore di lavoro deve corrispondere lo stipendio come nella domanda precedente sulla base dell’art. 324a CO. I genitori sono tenuti a cercare un’assistenza alternativa. Quanto più vecchie e malate sono le persone bisognose di assistenza, tanto maggiore dovrà essere l’impegno a cercare un’assistenza alternativa.

 


Chi ha diritto a un’indennità?

  • I genitori di figli che devono interrompere l’attività lucrativa perché la custodia € figli da parte di terzi non è più garantita.
  • Le persone che devono interrompere l’attività lucrativa perché sono state messe in quarantena.
  • Gli indipendenti, le persone in posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro nonché i rispettivi coniugi, rispettivamente i partner registrati che lavorano nell’azienda la cui struttura deve chiudere in seguito a provvedimenti cantonali o federali.
  • Gli indipendenti, le persone in posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro nonché i rispettivi coniugi, rispettivamente i partner registrati che lavorano nell’azienda la cui manifestazione è stata annullata, non è stata autorizzata da un’autorità cantonale o che non può aver luogo a causa di provvedimenti federali.
  • Gli indipendenti, le persone in posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro nonché i rispettivi coniugi, rispettivamente i partner registrati che lavorano nell’azienda a quella di un datore di lavoro che, in seguito a provvedimenti per combattere il coronavirus, devono limitare considerevolmente la propria attività lucrativa e che nel 2019 hanno conseguito un reddito da lavoro soggetto all’AVS di almeno 10 000 franchi.
  • I lavoratori – salariati e indipendenti – particolarmente vulnerabili se non possono svolgere la loro attività lucrativa da casa (telelavoro) e, di conseguenza, sono dispensati dall’esercitare la loro attività lucrativa.

Per ulteriori informazioni


Che succede in caso di gravidanza?

Per le dipendenti in gravidanza e in allattamento, si applicano in maniera complementare due disposizioni: la (maggiore) protezione abituale secondo l’ordinanza sulla protezione della maternità e, a partire dal mese di agosto, l’applicazione alle donne in gravidanza dello stato di «persone particolarmente a rischio» rispetto al coronavirus.

L’ordinanza sulla protezione della maternità si applica al lavoro svolto nell’ambito di contratti di lavoro privati come per quelli che rientrano nel diritto pubblico.

Quali requisiti devo soddisfare come lavoratore autonomo?

Gli indipendenti nonché i rispettivi coniugi, rispettivamente i partner registrati che lavorano nell’azienda hanno diritto all’indennità se:

  • hanno dovuto chiudere la loro attività a causa € provvedimenti federali o cantonali;
  • non hanno potuto organizzare la/le manifestazione(i) prevista€ a seguito del divieto imposto a livello federale o cantonale o se la/le manifestazione(i) non ha/hanno potuto essere approvata;
  • in seguito a provvedimenti per combattere il coronavirus, devono limitare considerevolmente la propria attività lucrativa. L’attività lucrativa è ritenuta aver subìto una limitazione considerevole, se nel mese per il quale è presentata la richiesta la cifra d’affari è inferiore almeno del 55 per cento rispetto alla cifra d’affari mensile media degli anni 2015–2019 e il reddito da lavoro soggetto all’AVS nel 2019 ammontava almeno a 10 000 franchi. Per il diritto all’indennità fino al 18 dicembre 2020, è determinante una diminuzione della cifra d’affari pari almeno al 55 per cento. La soglia della diminuzione della cifra d’affari pari almeno al 40 per cento si applica solo a partire dal 19 dicembre 2020. Coloro che, nel corso del mese di dicembre, attestano una diminuzione della cifra d’affari pari almeno al 40 per cento ma inferiore al 55 per cento hanno diritto all’indennità a partire dal 19 dicembre 2020. Per verificare la diminuzione della cifra d’affari, si prende in considerazione l’intero mese di dicembre. Chi attesta invece, nel corso del mese di dicembre, una diminuzione pari almeno al 55 per cento, ha diritto all’indennità per l’intero mese civile;
  • i coniugi, rispettivamente i partner registrati che lavorano nell’azienda devono subire una perdita di guadagno nel mese in cui sussiste il diritto.


Dove richiedere l’indennità?

L’indennità non è versata automaticamente. Inoltri la richiesta tramite il formulario del sito web della sua cassa di compensazione. La cassa competente è quella dove lei paga i contributi alle assicurazioni sociali. Trova gli indirizzi su https://www.ahv-iv.ch/it/Contatti.
 

Oltre alla mia attività come freelance, lavoro anche come collaboratrice per una/più aziende. Dalla retribuzione mi vengono detratti contributi per la previdenza sociale. Ora gli incarichi sono venuti completamente meno. Ho diritto a essere retribuita? Posso contattare l’assicurazione contro la disoccupazione?

Se da tempo lavori per l’azienda in misura invariata (in modo simile a un lavoratore con un grado d’occupazione fisso), è possibile che tu abbia diritto al salario. L’importante è mettersi immediatamente in contatto con l’azienda e richiedere l’assegnazione del lavoro nella misura precedente nonché il pagamento del salario. Se l’attività viene conclusa nel rispetto dei termini concordati, hai eventualmente diritto all’indennità, a condizione che tu soddisfi tutti i requisiti.
 

Lavoro come giornalista freelance per una/più aziende. Dalla retribuzione mi vengono detratti i contributi per la previdenza sociale in qualità di lavoratrice indipendente. Ora gli incarichi vengono completamente meno. Posso contattare l’assicurazione contro la disoccupazione?

Se nell’ambito della libera professione sei in grado di dimostrare una perdita di lavoro computabile ai sensi dell’art. 11 LADI e/o la collaborazione si sia conclusa e soddisfi tutti gli altri requisiti per beneficiare del diritto all’indennità di disoccupazione, in tal caso avrai diritto all’indennità di disoccupazione. Contatta in questo caso il consulente URC competente del tuo comune di residenza e della cassa di disoccupazione in modo da poter esaminare l’eventuale diritto.

Mi sono ammalato. Percepisco il salario?

Sì. La durata dell’ulteriore pagamento del salario è determinata dalla legge, dal contratto di lavoro o dal CCL applicabile.
 

Cosa succede se nella mia azienda si verificano malattie correlate al coronavirus?

Il datore di lavoro deve informare il medico cantonale, che esaminerà le misure adeguate, compresa la chiusura.

 

Quali misure di protezione posso esigere dal datore di lavoro?

In qualità di datore di lavoro, l'azienda è tenuta a proteggere adeguatamente i propri dipendenti mentre lavorano. Le norme igieniche e le misure di protezione vengono definite a seconda delle situazioni. Le possibili misure sono indicate qui (p.21-25).

Laddove possibile consentire l’home office – eventualmente in combinazione con l’office splitting (una parte dei collaboratori lavora in ufficio e l’altra in un luogo diverso, ad esempio in home office).

In ogni caso è possibile esigere dal datore di lavoro che garantisca il rispetto della distanza minima di 1.5 metri tra i collaboratori e i clienti e metta a disposizione dei disinfettanti. Per il personale allo sportello devono essere eseguiti degli adattamenti spaziali (applicazione di una lastra di plexiglas o una pellicola). In generale il datore di lavoro deve ridurre al minimo il contatto dei collaboratori con i clienti attraverso un’adeguata organizzazione (recapito della merce senza la consegna personale, pagamento elettronico anticipato, informazione dei clienti su come comportarsi attraverso apposite segnalazioni nei luoghi aziendali e controllo del rispetto, ecc.).

Sono tenuto a fare gli straordinari o ore di lavoro in più per la malattia dei colleghi e per altri motivi?

Sì, per quanto ciò fosse ragionevole. È possibile anche disporre il lavoro straordinario. Il lavoro straordinario è possibile dal lunedì al sabato tra le 6:00 e le 23:00. Si noti che l'orario di lavoro giornaliero massimo del singolo dipendente, comprese le pause e gli straordinari, deve rientrare nelle 14 ore (art. 10 cpv. 3 LL). Di norma, gli straordinari devono essere compensati entro 14 settimane. I dipendenti con obblighi familiari possono essere chiamati a prestare del lavoro straordinario solo con il loro consenso (art. 36 cpv. 2 LL).
 

È possibile disporre un saldo OF (orario flessibile) positivo, straordinari o altri crediti di tempo? Posso attingere a tali crediti di mia iniziativa?

Saldo GLAZ: secondo la maggior parte dei regolamenti GLAZ, nell’attuale situazione il datore di lavoro potrebbe esigere la riduzione dei saldi positivi. 

Ore supplementari: la compensazione di ore supplementari può avvenire esclusivamente in accordo con i lavoratori a meno che il contratto di lavoro oppure il CCL applicabile preveda la possibilità della disposizione unilaterale della compensazione (come ad es. nel CCL Posta CH SA).

Lavoro straordinario: il lavoro straordinario può essere compensato obbligatoriamente solo in accordo con i lavoratori.

Vacanze: la fruizione delle vacanze può essere disposta dal datore di lavoro con un termine di preavviso di 3 mesi. 

La fruizione indipendente di saldi di tempo di qualsiasi tipo non è invece ammessa e può comportare sanzioni di diritto del lavoro (fino al licenziamento senza preavviso).

 


Quali sono le regole per i dipendenti vulnerabili (cosiddetti «a rischio»)?

I datori di lavoro sono tenuti a consentire ai dipendenti particolarmente a rischio di lavorare dal loro domicilio, secondo l’art. 27a dell’ordinanza 3 COVID-​19.

Sono considerate particolarmente a rischio tutte le persone di 65 anni o oltre, le donne in gravidanza nonché le persone adulte affette in particolare dalle seguenti patologie: ipertensione arteriosa, diabete, malattie cardiocircolatorie, malattie croniche delle vie respiratorie, deficienza immunitaria dovuta a una malattia o a una terapia, cancro, obesità di III grado. Per tutte le persone, devono essere sempre adottate delle misure specifiche secondo il principio STOP.

Se non è possibile svolgere il lavoro abituale dal proprio domicilio, alle persone particolarmente a rischio devono essere affidate altre attività a fronte della stessa remunerazione. Se questo non è più possibile ed è necessaria la presenza del dipendente, è necessario adottare una rigorosa protezione sanitaria. Qualora non sia possibile garantire una simile protezione e non sia possibile praticare altre misure citate più in alto, il dipendente deve essere esonerato dall’obbligo di lavorare continuando a percepire il proprio salario. È sufficiente il certificato medico fornito dal dipendente. Le spese del salario sono a carico della cassa di compensazione nell’ambito delle indennità di perdita di guadagno

Le misure sanitarie specifiche devono essere sempre prese per tutte le persone secondo il principio STOP.
 

Lavoro in un negozio di un’azienda di telecomunicazioni. Mio marito è affetto da una grave malattia polmonare e pertanto è particolarmente a rischio in caso di coronavirus. Il datore di lavoro mi deve concedere l’home office?

Il datore di lavoro deve adempiere all’obbligo di assistenza nei confronti dei suoi dipendenti. Per quanto riguarda i familiari, questo vale però in modo limitato, ovvero nella misura in cui è ragionevole per il datore di lavoro:

Se ad es. la moglie del coniuge malato può lavorare facilmente in home office, il datore di lavoro glielo deve concedere. Se l’home office non è possibile oppure è possibile solo limitatamente, il pagamento del salario decadrà nel momento in cui la coniuge non si presenterà più al lavoro.

È fondamentale che in caso di convivenza con persone particolarmente a rischio il partner convivente si consulti con un esperto in materia di salute.


Che cos’è il principio STOP?

Il principio STOP è composto da quattro elementi: S per sostituzione, T per misure tecniche, O per misure organizzative e P per misure di protezione individuale.

Nell’attuale caso di pandemia, questo significa che il datore di lavoro deve, per la protezione dei propri dipendenti,

  • garantire il distanziamento necessario per evitare le contaminazioni (per esempio ricorrendo al telelavoro);
  • qualora questo non sia possibile, realizzare delle barriere tecniche, come allontanare le postazioni di lavoro, pannelli divisori, ecc.;
  • qualora questo non sia possibile, adottare delle misure organizzative, come dividersi in squadre sul posto;
  • qualora questo non sia possibile, prevedere dispositivi di protezione individuali: abiti protettivi, maschere, guanti, ecc.


Quando devo indossare una maschera al lavoro?

Al lavoro dovete portare la mascherina in tutti i luoghi chiusi.

L’obbligo della mascherina vige non appena al lavoro due persone sono in contatto tra loro, per esempio in uffici open space, uffici occupati da più persone, sale riunioni o nei locali utilizzati in comune (postazioni di lavoro condivise, corridoi, ascensori, WC, locali per le pause ecc.) e durante i colloqui negli uffici singoli.

L’obbligo della mascherina non vige se lavorate in un locale separato o la vostra postazione di lavoro si trova in un locale molto ampio e a grande distanza da altre postazioni (p. es. In un capannone), oppure se non potete portare una mascherina per motivi di sicurezza o medici.

Posso stare a casa dal lavoro per paura di un contagio?

A meno che non esista un ordine delle autorità o che il datore di lavoro non abbia chiuso l'attività, l'assenteismo costituisce un rifiuto ingiustificato a lavorare. Ciò può comportare sanzioni ai sensi del diritto del lavoro, compreso il licenziamento senza preavviso.
 

Posso rifiutarmi di lavorare presso l’azienda a causa del rischio di contagio?

Se il datore di lavoro non rispetta le elementari norme igieniche e non adotta misure di protezione adeguate, ci si può rifiutare di lavorare. In caso contrario, il rifiuto di lavorare è ingiustificato. Prima di tale rifiuto, è essenziale contattare syndicom. 

 

Sono assunto con uno stipendio mensile e il datore di lavoro mi manda spesso a casa o mi invita addirittura a non presentarmi al lavoro. Il salario mi è comunque dovuto?

Il datore di lavoro è tenuto a impiegare i dipendenti nella misura concordata nel contratto. Se non lo fa, deve tuttavia corrispondere il salario secondo quanto previsto dall’art. 324 CO. Se ti avvisa di non presentarti al lavoro, ti consiglio di comunicare al datore di lavoro con lettera raccomandata o via mail che ti deve impiegare secondo quanto previsto dal contratto e che pretendi la corresponsione dell’intero salario. Se ti manda a casa prima, protesta e metti la protesta per iscritto anche via mail. 
 

Sono retribuito a ore e lavoro su chiamata da parte del datore di lavoro. Mi assegna pochissimo lavoro oppure non me ne assegna affatto. Ho diritto a essere retribuito?

Per rispondere alla domanda è necessario consultare il tuo contratto di lavoro. Qualora nel contratto di lavoro è stato definito un volume di lavoro minimo o medio, hai diritto al salario corrispondente. L’importante è che tu reagisca in fretta quando vengono meno le chiamate ed esiga un’assegnazione di lavoro nella misura concordata (via mail o tramite raccomandata).

Qualora non sia definito alcun volume di lavoro oppure tu non abbia nemmeno un contratto scritto, hai diritto a un salario, a condizione che da molti mesi tu sia stato occupato in misura più o meno invariata. Anche in questo caso è importante che tu reagisca immediatamente in caso di assenza di chiamate ed esiga un’assegnazione di lavoro nella misura precedente.
 

Cosa accade se il datore di lavoro o le autorità chiudono temporaneamente l'azienda? Il salario è ancora dovuto?

Poiché l'azienda si assume il rischio aziendale ed economico, il dipendente ha diritto all’ulteriore pagamento del salario, anche se ciò può rappresentare un pesante onere per il datore di lavoro.

 


Tutti i collaboratori hanno diritto di telelavorare a domicilio?

A partire dal 18 gennaio 2021 i datori di lavoro devono disporre il telelavoro nei casi in cui, per la natura dell'attività, ciò è possibile e attuabile senza un onere sproporzionato.

Il Consiglio federale si aspetta pertanto che i datori di lavoro si assumano la responsabilità di sfruttare le possibilità offerte dal telelavoro. Questo provvedimento temporaneo fornisce un contributo rapido e non burocratico alla lotta contro la pandemia.


Quali sono gli obblighi del datore di lavoro?

Il datore di lavoro è tenuto ad analizzare la situazione lavorativa caso per caso e a introdurre il telelavoro se non ci sono ostacoli. Può, tuttavia, derogare a tale obbligo se il lavoro a domicilio non è possibile per determinate attività o se gli investimenti o gli adeguamenti tecnici necessari richiederebbero costi sproporzionatamente elevati e/o un onere sproporzionato oppure non sono realizzabili a breve termine o si scontrano con ostacoli insormontabili.


Se alcuni dipendenti non hanno una connessione Internet o non hanno un computer a casa, il datore di lavoro deve fornire una soluzione?

Il datore di lavoro deve fornire ai dipendenti gli strumenti necessari (p. es. mettere a disposizione un computer portatile) per lavorare secondo le sue esigenze. Se questo onere è sproporzionato, il datore di lavoro può consentire che il lavoro, o almeno una parte di esso, venga svolto in ufficio. 
 

Se il telelavoro non è possibile per motivi aziendali, come vengono protetti i dipendenti?

Laddove il telelavoro non è possibile, o lo è solo in parte, sono necessari ulteriori provvedimenti sul posto di lavoro oltre alle già note misure igieniche dell'UFSP. 

L'obbligo vigente di indossare mascherine sul posto di lavoro è stato ora rafforzato: si applica per proteggere i lavoratori nei locali chiusi e nei veicoli ovunque sia presente più di una persona in un locale. A causa dell'elevato rischio di infezione una maggiore distanza tra le postazioni di lavoro nello stesso locale non è più sufficiente. Per il datore di lavoro, inoltre, continuano ad applicarsi i consueti «doveri speciali» nei confronti dei dipendenti ai sensi della legge sul lavoro. 


Il datore di lavoro deve rimborsare ai dipendenti le spese o i costi materiali?

Il datore di lavoro non è tenuto a rimborsare il dipendente per le spese (costi dell'elettricità, contributi alle spese di affitto, ecc.) perché si tratta di un provvedimento temporaneo.

La situazione è diversa se vengono sostenuti costi materiali che sarebbero insorti anche in ufficio e che ora devono essere pagati dai dipendenti, ad esempio per le cartucce delle stampanti, la carta, ecc. Tali costi devono essere rimborsati dal datore di lavoro.


I dipendenti possono rifiutarsi di lavorare da casa?

Si raccomanda di discutere con il datore di lavoro se le condizioni non si prestano per il telelavoro, ad esempio se la situazione familiare o gli spazi rendono davvero impossibile il lavoro. Ci vogliono tuttavia motivi molto plausibili affinché il telelavoro non sia considerato ragionevole.

Se invece le condizioni permettono di lavorare da casa, il rifiuto non è lecito e potrebbe comportare un avvertimento o addirittura il licenziamento.


Come possono comportarsi i dipendenti se il datore di lavoro rifiuta il telelavoro, a loro avviso ingiustamente?

Possono rivolgersi all'Ispettorato cantonale del lavoro.
 

Quali accorgimenti adottare per il telelavoro a domicilio?

Conformemente alle raccomandazioni del Consiglio federale, i collaboratori devono lavorare in telelavoro a domicilio («home office») se possibile.

Basandosi sulla legislazione sul lavoro, l’opuscolo «Telelavoro a domicilio» della SECO spiega cosa devono fare il datore di lavoro e il lavoratore in caso di telelavoro a domicilio ed elenca alcuni degli accorgimenti cui occorre.

Qual è la posizione giuridica, se a causa della situazione attuale non posso più percorrere oppure è difficile percorrere il tragitto per recarmi al lavoro?

Il tragitto verso il luogo di lavoro rientra nella sfera di rischio del lavoratore. Se il tragitto non può più essere percorso oppure se può esserlo solo con grande difficoltà, i lavoratori devono subirne le conseguenze indipendentemente dal motivo (soppressione o ritardo dei TP, chiusura dei confini, ecc.). Il salario è dovuto in modo limitato (ad es. in caso di ritardo) oppure non è dovuto affatto (ad es. in caso di chiusura dei confini).

Il datore di lavoro dovrebbe possibilmente andare incontro ai lavoratori in modo tale che l’utilizzo dei trasporti pubblici sia possibile al di fuori degli orari di punta.

 


Devo andare in quarantena dopo un viaggio in una zona a rischio di infezione?

Le persone che entrano in Svizzera dopo aver soggiornato in uno Stato o in una regione con rischio elevato di contagio devono mettersi in quarantena. Gli Stati e le regioni interessati sono definiti in un elenco.

Per l’obbligo di quarantena fa stato l’elenco vigente al momento dell’entrata in Svizzera.

Controllate l’elenco vigente al momento della vostra entrata in Svizzera. State entrando in Svizzera dopo avere soggiornato in uno Stato o una regione con rischio elevato di contagio in un qualsiasi momento negli ultimi 10 giorni? Allora siete obbligati per legge a mettervi in quarantena e a notificare la vostra entrata alle autorità cantonali. Seguite le indicazioni sotto Procedura dopo l’entrata in Svizzera.


Continuazione del pagamento dello stipendio o indennità per perdita di guadagno?

Dapprima occorre verificare se il contratto di lavoro prevede un obbligo di continuazione del pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro.

L’obbligo di continuazione del pagamento dello stipendio è dato in due casi:

  • Se siete stati inviati per lavoro in uno Stato o una regione con rischio elevato di contagio dal vostro datore di lavoro e al vostro rientro in Svizzera dovete mettervi in quarantena.
  • Se nonostante la quarantena potete continuare a lavorare in telelavoro da casa.

Se a causa della quarantena per chi entra in Svizzera non potete lavorare e non ricevete lo stipendio dal vostro datore di lavoro, vale quanto segue:

  • Avete diritto a un’indennità di perdita di guadagno per il coronavirus se avete dovuto mettervi in quarantena senza colpa. Senza colpa significa che al momento della vostra partenza la destinazione del vostro viaggio non figurava nell’elenco degli Stati e delle regioni con rischio elevato di contagio e non potevate nemmeno sapere sulla base di un annuncio ufficiale che vi sarebbe stata inserita durante il vostro viaggio.
  • Non avete diritto ad alcuna indennità se invece al momento della vostra partenza la destinazione del vostro viaggio figurava già nell’elenco degli Stati e delle regioni con rischio elevato di contagio.

Il versamento dell’indennità per perdita di guadagno dovuta alla pandemia di coronavirus avviene tramite le casse di compensazione AVS. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito Internet del Centro d’informazione AVS/AI e sul sito web dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali UFAS.


Il datore di lavoro può annullare le mie vacanze già approvate?

Il datore di lavoro non può revocare le vacanze accordate se non in casi particolari. Nella situazione attuale, tali motivi potrebbero essere più frequenti. In caso di una revoca, il datore di lavoro deve farsi carico di eventuali spese di annullamento.


Devo prendere le vacanze registrate e autorizzate anche nella situazione attuale?

Le vacanze registrate e autorizzate devono essere sempre prese. Anche nella situazione attuale, le vacanze hanno un obiettivo ricreativo. (Un soggiorno all’estero non è necessario a tal fine.) Questo si applica anche se non viene disposto un confinamento.


L'azienda può disporre ferie aziendali o ferie forzate dietro breve preavviso?

No, perché le vacanze e quindi anche le ferie aziendali devono essere disposte con circa tre mesi di anticipo. Se vengono disposte a breve termine vacanze o chiusure aziendali a causa di ferie, è consigliabile rifiutare le vacanze tramite lettera raccomandata o e-mail e offrire la propria prestazione lavorativa.

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