Coronavirus e lavoro: le FAQ di syndicom

Coronavirus e lavoro: le FAQ di syndicom

Anche in Svizzera il numero di casi di coronavirus è in aumento. Se il virus continua a diffondersi, ciò può comportare restrizioni nella vita quotidiana e sul lavoro. Quali sono le conseguenze per i dipendenti? Potranno rimanere a casa e occuparsi dei loro figli quando l'asilo chiude? Il datore di lavoro può esigere che io prenda ferie adesso? Le risposte più importanti alle domande più impellenti.

Cosa succede se tengo a casa i miei figli da scuola in modo che non possano contrarre la malattia? Percepisco ancora il salario se non mi reco al lavoro per occuparmi dei miei figli? Cambia qualcosa se la scuola, l'asilo o la scuola materna sono ufficialmente chiusi?

Senza una chiusura ufficiale della scuola, ecc., l'assenza dal lavoro costituisce un rifiuto ingiustificato a lavorare, che può essere sanzionato. In questo caso il salario non è dovuto. Se la scuola viene chiusa dalle autorità, il salario deve continuare a essere pagato, comunque almeno per un periodo di tempo limitato. I genitori sono tenuti a trovare un'altra soluzione per l’assistenza.
 

A causa dell’avvenuta chiusura delle scuole devo badare ai miei figli sani a casa. Ho diritto allo stipendio?

I genitori hanno un obbligo giuridico di accudimento nei confronti dei loro figli. Se non possono gestire l’accudimento dei figli in altro modo, devono restare a casa. Il datore di lavoro deve corrispondere lo stipendio ai genitori per un determinato periodo di tempo ai sensi dell’art. 324a CO. La durata concreta dell’ulteriore versamento del salario si basa sulla rispettiva anzianità di servizio e varia da Cantone a Cantone (v. scala bernese, basilese e zurighese).

I lavoratori sono però tenuti a cercare un’assistenza alternativa, sebbene questa sia soggetta a requisiti elevati. Nell’organizzazione dell’assistenza dei figli si deve far sì che l’accudimento sia possibilmente ripartito su entrambi i genitori e che vengano considerate eventuali offerte di assistenza delle scuole o dei Cantoni. 
 

Devo assistere ai miei figli malati (o altri familiari) a casa. Il mio datore di lavoro deve concedermi di stare a casa e pagarmi lo stipendio?

Sì. I figli e i familiari malati devono – qualora necessario – essere assistiti e curati. Il datore di lavoro deve corrispondere lo stipendio come nella domanda precedente sulla base dell’art. 324a CO. I genitori sono tenuti a cercare un’assistenza alternativa. Quanto più vecchie e malate sono le persone bisognose di assistenza, tanto maggiore dovrà essere l’impegno a cercare un’assistenza alternativa.

 

Ho diritto all’home office? Il datore di lavoro mi deve rimborsare le spese sostenute?

Nella situazione attuale si può senz’altro parlare di un diritto all’home office, qualora l’home office sia conciliabile con gli interessi aziendali. L’obbligo di assistenza del datore di lavoro esige in questo caso l’autorizzazione dell’home office. Se d’altra parte l’home office non è possibile o lo è solo in modo molto limitato, non sussiste alcun diritto all’home office (ad eccezione delle persone particolarmente a rischio).

Le spese per l’home office sono in linea di principio a carico del datore di lavoro, a meno che l’home office non sia stato concesso su richiesta del lavoratore e nell’abituale posto di lavoro sia disponibile l’intera infrastruttura.

 

Sono una fotografa indipendente e i miei incarichi per eventi in ambito culturale e mediatico vengono attualmente disdetti a causa della situazione che stiamo vivendo. Sto subendo gravi perdite e non so come potermi guadagnare da vivere. Dove posso ottenere supporto?

Ovviamente i lavoratori indipendenti rientrano tra le persone maggiormente colpite dalle conseguenze della pandemia. Non essendo possibile in Svizzera assicurarsi contro la disoccupazione, attualmente non c’è alcuna copertura da parte dello Stato in questa direzione. 

Spetta ora alla politica garantire rapidamente e senza complicazioni un sostegno finanziario d’urgenza. Vi consiglio di documentare le vostre perdite in modo da poter richiedere sostegno al momento opportuno. Diverse associazioni e sindacati stanno attualmente raccogliendo questi dati da parte dei professionisti nei loro settori e ambiti organizzativi; lo sta facendo anche syndicom in qualità di sindacato dei media e delle professioni visive. Se doveste avere urgentemente bisogno di aiuti di emergenza, vi invitiamo a rivolgervi all’assistenza sociale.
 

Oltre alla mia attività come freelance, lavoro anche come collaboratrice per una/più aziende. Dalla retribuzione mi vengono detratti contributi per la previdenza sociale. Ora gli incarichi sono venuti completamente meno. Ho diritto a essere retribuita? Posso contattare l’assicurazione contro la disoccupazione?

Se da tempo lavori per l’azienda in misura invariata (in modo simile a un lavoratore con un grado d’occupazione fisso), è possibile che tu abbia diritto al salario. L’importante è mettersi immediatamente in contatto con l’azienda e richiedere l’assegnazione del lavoro nella misura precedente nonché il pagamento del salario. Se l’attività viene conclusa nel rispetto dei termini concordati, hai eventualmente diritto all’indennità, a condizione che tu soddisfi tutti i requisiti.
 

Lavoro come giornalista freelance per una/più aziende. Dalla retribuzione mi vengono detratti i contributi per la previdenza sociale in qualità di lavoratrice indipendente. Ora gli incarichi vengono completamente meno. Posso contattare l’assicurazione contro la disoccupazione?

Se nell’ambito della libera professione sei in grado di dimostrare una perdita di lavoro computabile ai sensi dell’art. 11 LADI e/o la collaborazione si sia conclusa e soddisfi tutti gli altri requisiti per beneficiare del diritto all’indennità di disoccupazione, in tal caso avrai diritto all’indennità di disoccupazione. Contatta in questo caso il consulente URC competente del tuo comune di residenza e della cassa di disoccupazione in modo da poter esaminare l’eventuale diritto.

 

Mi sono ammalato. Percepisco il salario?

Sì. La durata dell’ulteriore pagamento del salario è determinata dalla legge, dal contratto di lavoro o dal CCL applicabile.
 

Cosa succede se nella mia azienda si verificano malattie correlate al coronavirus?

Il datore di lavoro deve informare il medico cantonale, che esaminerà le misure adeguate, compresa la chiusura.

 

L’azienda deve fornire mascherine igieniche o altri prodotti per l'igiene?

Le mascherine igieniche proteggono principalmente le persone che si trovano in vicinanza e non la persona che le porta.
L’UFSP consiglia alle seguenti persone di indossare la mascherina igienica:

  • Persone malate a domicilio che non possono mantenere una distanza minima di 1 m dalle altre persone.
  • Persone malate che hanno la necessità di uscire di casa (per esempio visita medica o ospedaliera).
  • Persone che non possono mantenere una distanza minima di 1 m da una persona malata a domicilio indipendentemente che questa indossi una mascherina igieniche.

Conclusione dell’UFSP: le persone sane non devono indossare mascherine igieniche (chirurgiche). Queste mascherine non proteggono efficacemente da un contagio da virus delle vie respiratorie. Fanno eccezione i lavori nei quali la mascherina deve essere indossata per altri motivi, per esempio per il personale sanitario.

 

Quali misure di protezione posso esigere dal datore di lavoro?

In qualità di datore di lavoro, l'azienda è tenuta a proteggere adeguatamente i propri dipendenti mentre lavorano. Le norme igieniche e le misure di protezione vengono definite a seconda delle situazioni. Le possibili misure sono indicate qui (p.21-25).

Laddove possibile consentire l’home office – eventualmente in combinazione con l’office splitting (una parte dei collaboratori lavora in ufficio e l’altra in un luogo diverso, ad esempio in home office).

In ogni caso è possibile esigere dal datore di lavoro che garantisca il rispetto della distanza minima di 2 metri tra i collaboratori e i clienti e metta a disposizione dei disinfettanti. Per il personale allo sportello devono essere eseguiti degli adattamenti spaziali (applicazione di una lastra di plexiglas o una pellicola). In generale il datore di lavoro deve ridurre al minimo il contatto dei collaboratori con i clienti attraverso un’adeguata organizzazione (recapito della merce senza la consegna personale, pagamento elettronico anticipato, informazione dei clienti su come comportarsi attraverso apposite segnalazioni nei luoghi aziendali e controllo del rispetto, ecc.).

 

Sono tenuto a fare gli straordinari o ore di lavoro in più per la malattia dei colleghi e per altri motivi?

Sì, per quanto ciò fosse ragionevole. È possibile anche disporre il lavoro straordinario. Il lavoro straordinario è possibile dal lunedì al sabato tra le 6:00 e le 23:00. Si noti che l'orario di lavoro giornaliero massimo del singolo dipendente, comprese le pause e gli straordinari, deve rientrare nelle 14 ore (art. 10 cpv. 3 LL). Di norma, gli straordinari devono essere compensati entro 14 settimane. I dipendenti con obblighi familiari possono essere chiamati a prestare del lavoro straordinario solo con il loro consenso (art. 36 cpv. 2 LL).
 

È possibile disporre un saldo OF (orario flessibile) positivo, straordinari o altri crediti di tempo? Posso attingere a tali crediti di mia iniziativa?

Saldo GLAZ: secondo la maggior parte dei regolamenti GLAZ, nell’attuale situazione il datore di lavoro potrebbe esigere la riduzione dei saldi positivi. 

Ore supplementari: la compensazione di ore supplementari può avvenire esclusivamente in accordo con i lavoratori a meno che il contratto di lavoro oppure il CCL applicabile preveda la possibilità della disposizione unilaterale della compensazione (come ad es. nel CCL Posta CH SA).

Lavoro straordinario: il lavoro straordinario può essere compensato obbligatoriamente solo in accordo con i lavoratori.

Vacanze: la fruizione delle vacanze può essere disposta dal datore di lavoro con un termine di preavviso di 3 mesi. 

La fruizione indipendente di saldi di tempo di qualsiasi tipo non è invece ammessa e può comportare sanzioni di diritto del lavoro (fino al licenziamento senza preavviso).

 

Sto per andare in pensione e lavoro in un ufficio postale. A causa di una malattia respiratoria cronica sono particolarmente a rischio e ho tanta paura di essere contagiato. Come devo comportarmi? 

Contattate immediatamente il vostro superiore e informatelo che a causa delle vostre condizioni di salute e della vostra età rientrate tra le persone a rischio. Secondo l’ordinanza 2 sul COVID-19 del Consiglio federale del 16 marzo 2020, le persone a rischio sono tenute a lavorare da casa. Qualora questo non fosse possibile (come probabilmente in questo caso), il datore di lavoro dovrà continuare a versare il salario durante il periodo di sospensione dal lavoro. 
 

Lavoro in un negozio di un’azienda di telecomunicazioni. Mio marito è affetto da una grave malattia polmonare e pertanto è particolarmente a rischio in caso di coronavirus. Il datore di lavoro mi deve concedere l’home office?

Il datore di lavoro deve adempiere all’obbligo di assistenza nei confronti dei suoi dipendenti. Per quanto riguarda i familiari, questo vale però in modo limitato, ovvero nella misura in cui è ragionevole per il datore di lavoro:

Se ad es. la moglie del coniuge malato può lavorare facilmente in home office, il datore di lavoro glielo deve concedere. Se l’home office non è possibile oppure è possibile solo limitatamente, il pagamento del salario decadrà nel momento in cui la coniuge non si presenterà più al lavoro.

È fondamentale che in caso di convivenza con persone particolarmente a rischio il partner convivente si consulti con un esperto in materia di salute.

 

Posso stare a casa dal lavoro per paura di un contagio?

A meno che non esista un ordine delle autorità o che il datore di lavoro non abbia chiuso l'attività, l'assenteismo costituisce un rifiuto ingiustificato a lavorare. Ciò può comportare sanzioni ai sensi del diritto del lavoro, compreso il licenziamento senza preavviso.
 

Posso rifiutarmi di lavorare presso l’azienda a causa del rischio di contagio?

Se il datore di lavoro non rispetta le elementari norme igieniche e non adotta misure di protezione adeguate, ci si può rifiutare di lavorare. In caso contrario, il rifiuto di lavorare è ingiustificato. Prima di tale rifiuto, è essenziale contattare syndicom. 

 

Sono assunto con uno stipendio mensile e il datore di lavoro mi manda spesso a casa o mi invita addirittura a non presentarmi al lavoro. Il salario mi è comunque dovuto?

Il datore di lavoro è tenuto a impiegare i dipendenti nella misura concordata nel contratto. Se non lo fa, deve tuttavia corrispondere il salario secondo quanto previsto dall’art. 324 CO. Se ti avvisa di non presentarti al lavoro, ti consiglio di comunicare al datore di lavoro con lettera raccomandata o via mail che ti deve impiegare secondo quanto previsto dal contratto e che pretendi la corresponsione dell’intero salario. Se ti manda a casa prima, protesta e metti la protesta per iscritto anche via mail. 
 

Sono retribuito a ore e lavoro su chiamata da parte del datore di lavoro. Mi assegna pochissimo lavoro oppure non me ne assegna affatto. Ho diritto a essere retribuito?

Per rispondere alla domanda è necessario consultare il tuo contratto di lavoro. Qualora nel contratto di lavoro è stato definito un volume di lavoro minimo o medio, hai diritto al salario corrispondente. L’importante è che tu reagisca in fretta quando vengono meno le chiamate ed esiga un’assegnazione di lavoro nella misura concordata (via mail o tramite raccomandata).

Qualora non sia definito alcun volume di lavoro oppure tu non abbia nemmeno un contratto scritto, hai diritto a un salario, a condizione che da molti mesi tu sia stato occupato in misura più o meno invariata. Anche in questo caso è importante che tu reagisca immediatamente in caso di assenza di chiamate ed esiga un’assegnazione di lavoro nella misura precedente.
 

Cosa accade se il datore di lavoro o le autorità chiudono temporaneamente l'azienda? Il salario è ancora dovuto?

Poiché l'azienda si assume il rischio aziendale ed economico, il dipendente ha diritto all’ulteriore pagamento del salario, anche se ciò può rappresentare un pesante onere per il datore di lavoro.

 

Qual è la posizione giuridica, se a causa della situazione attuale non posso più percorrere oppure è difficile percorrere il tragitto per recarmi al lavoro?

Il tragitto verso il luogo di lavoro rientra nella sfera di rischio del lavoratore. Se il tragitto non può più essere percorso oppure se può esserlo solo con grande difficoltà, i lavoratori devono subirne le conseguenze indipendentemente dal motivo (soppressione o ritardo dei TP, chiusura dei confini, ecc.). Il salario è dovuto in modo limitato (ad es. in caso di ritardo) oppure non è dovuto affatto (ad es. in caso di chiusura dei confini).

Il datore di lavoro dovrebbe possibilmente andare incontro ai lavoratori in modo tale che l’utilizzo dei trasporti pubblici sia possibile al di fuori degli orari di punta.

 

Il datore di lavoro può revocare le mie vacanze già approvate?

Le vacanze approvate possono essere revocate da parte del datore di lavoro solo in situazioni speciali. Nella situazione attuale tali motivi sono più che fondati. In caso di una revoca il datore di lavoro deve sostenere le eventuali spese di annullamento.
 

Devo prendermi le vacanze registrate e approvate anche nella situazione attuale?

Le vacanze registrate e approvate devono essere in linea di principio usufruite. Anche nella situazione attuale le vacanze rispondono alla finalità del riposo. (Per farlo non serve un soggiorno all’estero.) Lo stesso vale anche nel caso in cui venga imposto un coprifuoco. 
 

L'azienda può disporre vacanze aziendali o vacanze forzate dietro breve preavviso?

No, le vacanze e quindi anche le vacanze aziendali devono essere disposte con circa tre mesi di anticipo. Tuttavia, qualora venissero disposte vacanze o ferie aziendali con un breve preavviso, è consigliabile rifiutare le vacanze e offrire il proprio lavoro tramite lettera raccomandata o e-mail.

 

Ad aprile ho in programma di far visita alla mia famiglia in Italia. Il mio datore di lavoro (una tipografia) ha minacciato di non farmi lavorare per almeno una settimana al mio rientro dalle vacanze e di non corrispondermi lo stipendio. È tutto regolare?

Sì. L’Italia è senza dubbio un paese a rischio e viene pertanto elencato anche nella lista dei paesi a rischio del Consiglio federale. Chi si reca volontariamente in un paese a rischio, deve mettere in conto che non sarà ammesso in azienda e – qualora non fosse possibile lavorare in home office – non percepirà lo stipendio per tutta la durata della «quarantena».

 

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