Il barometro dell’home office

Il consenso nei confronti dell’home office è ampio – tuttavia c’è ancora necessità di intervenire

Con la crisi da coronavirus e il conseguente lockdown molte aziende si sono viste costrette a introdurre o a estendere l’home office per una gran parte del personale. Finora mancavano dei numeri affidabili in materia di home office durante il lockdown nonché affermazioni fondate su come i lavoratori abbiano vissuto l’home office.

syndicom lo ha voluto sapere con precisione anche perché si ritiene che in futuro questa forma di lavoro sia destinata a tramutarsi in realtà per molti lavoratori. Allo stesso tempo si osserva che questa forma di lavoro non è stata finora sufficientemente regolamentata. Per gestire la discussione sul piano sindacale e per poter formulare fondate rivendicazioni ai datori di lavoro e al legislatore, ha creato il barometro dell’home office.

A tal fine e con il supporto della fondazione sovis, ha incaricato l’istituto di ricerca gfs.bern di condurre un sondaggio rappresentativo sull’argomento.

 



L’home office gode di un ampio consenso presso i lavoratori

La valutazione dell’analisi dell’home office dimostra chiaramente che i lavoratori intervistati sono pronti a questa forma di lavoro e che ne auspicano un’estensione. Ad esempio l’89% dichiara che l’home office debba essere ammesso in azienda. È importante aggiungere che deve essere ammesso come integrazione al lavoro in sede. Il 79% degli intervistati ha dichiarato anche di desiderare lavorare (in parte) in home office anche dopo la pandemia. Solo il 6% lo rifiuta categoricamente.

Tuttavia questo non deve avvenire senza regolamentazioni. Le aziende devono creare condizioni quadro adeguate. Ad esempio complessivamente il 90% degli intervistati sostiene che il know-how in materia di collaborazione digitale debba essere migliorato a tutti i livelli. Altrettanto successo (86%) ha riscontrato l’affermazione che deve essere potenziata l’infrastruttura tecnologica per la collaborazione. Questo appello non riguarda solo le aziende. Anche lo Stato e pertanto la politica sono chiamati in causa, poiché il 65% degli intervistati ritiene che solo un servizio pubblico forte e una buona infrastruttura garantiscono la collaborazione digitale.

 



La ripartizione dei costi per l’home office è un’impellente questione aperta

Con un buon 61%, quasi i due terzi degli intervistati ritiene che il datore di lavoro debba in linea generale partecipare alle spese di home office (v. grafico sopra), qualora questo dovesse essere esteso. Non si tratta solo della questione dei costi, bensì anche del dovere di diligenza dei datori di lavoro. Poiché strettamente collegata alla questione dei costi, c’è anche la questione dell’ergonomia e pertanto della salute e della sicurezza del lavoro in home office.

La metà (49%) dei lavoratori ritiene che l’ergonomia presenti delle lacune in home office. Sorge inevitabilmente la domanda su chi debba sostenere le spese dell’infrastruttura della postazione di lavoro in home office. Attualmente questo viene gestito in modo molto diverso dalle aziende. Ad esempio secondo l’attuale sondaggio il 45% delle aziende non sostiene alcun costo e appena il 9% delle aziende si fa carico di tutti i costi.

L’impellenza della domanda significa che lo studio ha anche dimostrato che una pessima ergonomia in home office si ripercuote negativamente sulla soddisfazione legata all’home office. A breve e medio termine questo punto non va sottovalutato poiché potrebbe ridurre il consenso dell’home office.

 



È necessario analizzare con maggiore precisione la questione dell’accudimento dei figli

Le dichiarazioni in materia di accudimento dei figli non sono chiare. Ad esempio il 41% afferma che l’home office non è conciliabile con l’accudimento dei figli. Allo stesso tempo il 48% afferma di non essere esattamente o affatto d’accordo con questa affermazione. Con un buon 49%, circa la metà dichiara che deve essere concesso di accudire i figli durante l’home office.

Un’eventuale possibilità di accudimento dei figli durante l’home office trova invece meno consenso presso le donne. Dato che sappiamo che le donne già oggi si fanno carico della maggior parte dell’accudimento dei figli, il ruolo multiplo delle donne potrebbe essere un motivo di questo risultato.

 



Vantaggi dell’home office per l’uomo e l’ambiente

I risultati del sondaggio dimostrano che l’home office può contribuire positivamente al benessere dei lavoratori e alla protezione dell’ambiente. Ad esempio il 98% degli intervistati ritiene che l’home office riduca la congestione dell’infrastruttura dei trasporti. Inoltre l’89% è pienamente o parzialmente dell’opinione che l’home office contribuisca significativamente alla protezione dell’ambiente.

Ma anche in relazione al benessere dei lavoratori emergono chiari segnali di un effetto positivo dell’home office. Ad esempio il 60% afferma che l’home office riduce lo stress sul posto di lavoro. Questa supposizione è corroborata dal fatto che il 78% degli intervistati ritiene di poter usare in modo sensato il tempo risparmiato per il tragitto casa-lavoro per la vita privata oppure che il 68% dichiara di poter usare questo tempo in modo sensato per la vita professionale. Il quadro viene completato con il 61% degli intervistati che dichiara una maggiore conciliabilità della loro vita privata e professionale.

 

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