Congresso femminista dell’USS: contro le molestie sessuali e le discriminazioni
I diritti delle donne e delle minoranze di genere non sono ancora garantiti. Peggio ancora, sono sotto attacco. Riunite in occasione del quindicesimo congresso femminista dell’USS lo scorso 21 e 22 novembre, le sindacaliste di tutta la Svizzera hanno riaffermato la loro determinazione nel difendere la salute delle donne e delle persone LGBTQIA+, nonché nel lottare contro le molestie sessuali e le discriminazioni.
Testo: Muriel Raemy
Foto: Yoshiko Kusano
Organizzato da donne e diretto da donne, il congresso «delle donne» è diventato ormai il «congresso femminista». Questa quindicesima edizione del congresso dell’Unione Sindacale Svizzera (USS) ha infatti dato voce a donne provenienti da varie correnti militanti, incrociando le dinamiche di classe, genere e razza. Le grandi questioni sociali richiedono un’analisi e un impegno che sfociano in numerose lotte: quelle che mirano a una società egualitaria, giusta e solidale.
Per Vania Alleva, vicepresidente USS:
In un’epoca in cui i diritti delle donne e delle minoranze sono attaccati dalle forze di destra in tutto il mondo, ci impegniamo senza compromessi a favore di una maggiore parità. È necessaria una pressione che parta dalla base, nelle aziende e nelle strade. Nulla è scontato né regalato, tanto meno l’uguaglianza. Dobbiamo organizzarci e coinvolgere le donne e le minoranze nel lavoro sindacale.
Molestie sessuali: ora basta!
Agota Lavoyer, esperta di violenza sessuale, ha presentato una relazione con cifre allarmanti: il 97 per cento delle donne è vittima di molestie sessuali nello spazio pubblico e una lavoratrice su due sul posto di lavoro. Il 95 per cento degli aggressori è composto da uomini.
«Di cosa parliamo esattamente? Di gesti, battute, mimica, palpeggiamenti non desiderati, fino all’aggressione sessuale vera e propria. Ciò che vivono le donne, lo subiscono anche le persone non binarie e transessuali».
Questo sessismo deriva da una narrazione ben radicata: il maschio domina, la donna si sottomette.
Sul luogo di lavoro è molto più difficile, se non impossibile, evitare la persona molesta, ignorarla o interrompere ogni contatto. La persona interessata non può semplicemente andarsene o non partecipare più a una riunione di team o evitare ogni contatto con il superiore gerarchico che la molesta. Questo conferisce ancora più potere all’aggressore sulla vittima.
Céline Moreau, avvocata, difende quotidianamente persone vittime di violenze e molestie. Nel suo intervento ha insistito sulla formazione dei giudici e su una regolamentazione molto più «dolorosa» per l’autore dell’aggressione: «Il nostro sistema penale è costruito sulla logica della riparazione, mentre dovrebbe prevalere la dissuasione. Per un’azienda dovrebbe essere molto costoso permettere e lasciar passare tali comportamenti».
La Svizzera non ha ancora firmato la Convenzione 190 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), che riconosce il diritto di ogni persona a un ambiente di lavoro privo di violenza e molestie. In tal senso, le sindacaliste USS hanno adottato delle risoluzioni per ottenere maggiori risorse contro le violenze sessiste e sessuali.
Situazione di stallo
Le differenze e le discriminazioni salariali restano purtroppo eternamente iscritte nell’agenda politica. «Non posso nemmeno dire che sia vergognoso. È peggio: c’è una chiara mancanza di volontà politica nell’affrontare il tema. Eppure esiste una legge sulla parità, in cui è espressamente sancita l’uguaglianza salariale», deplora Jane Bossard, segretaria per i giovani e la parità presso syndicom.
Le donne guadagnano in media tuttora 1364 franchi al mese meno degli uomini! Sull’insieme della vita attiva, il divario salariale raggiunge addirittura il 43,2 per cento. «Poiché le donne si fanno carico della maggior parte del lavoro domestico non retribuito, a scapito del proprio reddito. Di conseguenza, lavorano più spesso a tempo parziale, oltre a essere impiegate frequentemente in settori a bassi salari come le pulizie, la ristorazione o il commercio al dettaglio», continua Jane Bossard.
Le misure volte a rafforzare la parità salariale nelle aziende sono insufficienti. In particolare, perché solo lo 0,8 per cento di tutte le aziende in Svizzera è tenuto a effettuare analisi sulla parità salariale. E perché non sono previste sanzioni in caso di infrazione.
Il congresso femminista dell’USS ha chiesto, tra le altre cose, un salario minimo di 5000 franchi per le persone attive che hanno concluso una formazione professionale, una tredicesima per tutte e tutti e misure decise contro la discriminazione salariale nelle aziende. Una risoluzione chiede inoltre che il lavoro non retribuito sia riconosciuto come esperienza professionale per il reinserimento nel mercato del lavoro.
Un lavoro sindacale di base
Gli interventi, le risoluzioni e gli emendamenti discussi durante questi due giorni hanno delineato un sindacalismo vicino alle preoccupazioni delle donne e delle persone LGBTQIA+: età, salute, salari, lavoro non retribuito, pensioni, figli, migrazione, clima, sicurezza sul posto di lavoro, ecc.
«Dobbiamo mobilitare tutte le lavoratrici per difendere i loro diritti. Dobbiamo conquistare le donne alla causa», ha ribadito Michela Bovolenta, segretaria centrale del VPOD/SSP e figura di spicco del 14 giugno, data ormai segnata da un sigillo viola indelebile. Nel 2027, questa data sarà l’occasione per una mobilitazione ancora più importante in vista dello sciopero femminista.
Ruth Dreifuss, nel suo omaggio alla grande sindacalista Christiane Brunner, recentemente scomparsa, ha ricordato come quest’ultima militasse senza sosta sul campo, per conoscere le realtà delle donne e condividerne le preoccupazioni.
L’esempio di Christiane è più che mai necessario nel contesto di degrado politico che stiamo vivendo. Diceva che per essere efficaci bisogna essere felici e che nella lotta si trova una fonte di gioia. Care colleghe e cari colleghi, uniamoci, lottiamo insieme!



