Oggi il Consiglio federale ha avviato la procedura di consultazione sulla revisione della Legge sulle poste (LPO). Come di consueto, dipinge un quadro desolante a causa del calo dei volumi di pagamenti e corrispondenza, senza tenere conto del boom dei pacchi e delle nuove opportunità offerte dai servizi digitali. In questo contesto distorto, il consigliere federale presenta la sua visione per il futuro dei servizi postali universali. E le prospettive non sono buone: Rösti vuole automatizzare la riduzione dei servizi ed eliminare il diritto del Parlamento e della popolazione di esprimersi e partecipare alle decisioni. I cosiddetti «criteri dinamici» per il servizio universale creeranno incentivi per la Posta per ridurre progressivamente le prestazioni di base esistenti. La pressione sui costi si intensificherebbe ulteriormente e il servizio pubblico, che ovviamente ha un costo, verrebbe smantellato a un ritmo accelerato.

Dividendi per la Confederazione, posta lentissima per la popolazione

Il consigliere federale Rösti e la Posta vogliono definire percorsi di riduzione del servizio pubblico. Invece di garantire e ampliare i servizi per la popolazione, la Confederazione saccheggia le risorse pubbliche della Posta distribuendo a se stessa ingenti dividendi – 150 milioni di franchi quest’anno. Questi fondi non saranno poi disponibili per investimenti, sia per migliorare i livelli di servizio che per svilupparli. Con il nuovo volume minimo di servizi ridefinito, il Consiglio federale intende trasformare quella che finora è stata la migliore posta del mondo in una posta «lumaca»: la Posta A viene abolita e i precedenti obiettivi di recapito verranno eliminati. Si prevede inoltre di limitare drasticamente la finalità aziendale della Posta e di rendere più difficile la concorrenza con le imprese private attraverso norme più severe. Ciò mette a rischio il finanziamento del servizio universale. Il progetto rischia inoltre di aumentare ulteriormente il carico di lavoro quotidiano del personale e la pressione sui salari nella ricerca della massimizzazione del profitto.

Revoca del divieto di concessione di prestiti a PostFinance

Il Consiglio federale rinuncia inoltre a proporre la revoca del divieto di concessione di prestiti a PostFinance. Una revoca che sarebbe più che giustificata per due motivi: in primo luogo, dal crollo di Credit Suisse, il mercato del credito svizzero è privo di un operatore di riferimento e sta diventando sempre meno competitivo. Le PMI in particolare hanno sempre più difficoltà a ottenere crediti a condizioni ragionevoli. E i clienti privati pagano mutui eccessivamente elevati a causa della contrazione del mercato. Invece di aprire possibilità finanziarie alle PMI e ai privati svizzeri, PostFinance è costretta a investire i risparmi dei cittadini svizzeri all’estero e a tassi sfavorevoli. Allo stesso tempo, ciò priva la Posta di entrate necessarie per finanziare il servizio pubblico. In secondo luogo, questa misura darebbe ovviamente ossigeno al gruppo Posta, che nel settore postale deve stringere la cinghia a causa della concorrenza.

Per il sindacato syndicom una cosa è chiara: la strada intrapresa avvicina il consigliere federale Rösti al suo obiettivo, che è quello di smantellare l’elevato livello del servizio pubblico. syndicom si impegnerà nel processo legislativo ora avviato contro questo progetto di smantellamento e ricorderà al Consiglio federale che il servizio postale universale merita di essere finanziato, perché rafforza la coesione nazionale. I percorsi di riduzione del Consiglio federale sono la strada sbagliata.


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