Accordo di settore per la stampa: presto un’intesa?
Dopo oltre 20 anni senza contratto collettivo di lavoro dovrebbe nascere un accordo di settore per la stampa, a condizione che syndicom, Impressum e l’Associazione degli editori diano il loro consenso.
Testo: Nicole Soland
Testo apparso per la prima volta il 10 aprile 2026 su P.S.: www.pszeitung.ch
Nel 2004 gli editori hanno disdetto il contratto collettivo di lavoro (CCL) al quale erano un tempo sottoposti gli operatori dei media, sia della stampa che dei media online, nella Svizzera tedesca e in Ticino. Ora sembra muoversi qualcosa: sebbene la situazione di vuoto contrattuale non verrà sanata, si dovrebbe almeno giungere a un accordo di settore. Da una parte ci sono il sindacato syndicom e l’associazione professionale Impressum, mentre dall’altra troviamo VSM, l’Associazione degli editori dei media svizzeri. Nell’ambito di un incontro informativo a Zurigo, martedì Idris Djelid, segretario regionale del settore Media del sindacato syndicom, ha presentato l’accordo di settore. L’ultima parola sull’accettazione o sul rifiuto dell’accordo spetta ai membri di syndicom, Impressum e VSM. I primi decideranno il 28 aprile in occasione della conferenza di settore a Zurigo.

Idris Djelid l’ha ammesso subito: non aveva mai sentito parlare di un CCL le cui discussioni si erano protratte per 31 cicli di trattative per poi concludersi soltanto come accordo di settore. Della disdetta del CCL di oltre 20 anni fa hanno sofferto per primi i freelance: «Gli onorari si sono ridotti ed è diventato per loro sempre più difficile arrivare a fine mese». Successivamente, a causa del vuoto contrattuale, all’inizio della carriera i giovani operatori dei media hanno ricevuto salari d’ingresso sempre più bassi. Negli ultimi dieci anni, inoltre, i dipendenti fissi sono stati messi sempre più sotto pressione, ha proseguito Idris, enumerando i peggioramenti più frequenti: «Orari di lavoro più lunghi, continue riorganizzazioni, soppressione di posti di lavoro e perdita in termini di salario reale a causa di aumenti di stipendio concessi solo di rado».
Salari minimi, ma…
Nel nuovo accordo di settore per la stampa, i salari minimi vincolanti sono il massimo a cui si è potuto aspirare. «Salari minimi» al plurale, perché non è stato possibile ottenere «un» salario minimo: l’Associazione degli editori voleva soltanto uno stipendio d’ingresso per le giornaliste e i giornalisti fissi presso gruppi editoriali con meno di 500 dipendenti e uno per quelli con più di 500 dipendenti. Per i primi ammonta ad almeno 5300 franchi lordi, i secondi ricevono invece almeno 5800 franchi lordi (in entrambi i casi per 13 mensilità). Per il personale tecnico delle redazioni lo stipendio d’ingresso è pari rispettivamente a 5000 e 5300 franchi. I praticanti dovrebbero ricevere almeno dai 3000 ai 3500 franchi al mese. La proposta dell’Associazione degli editori di inserire nell’accordo un forfait di 350–400 franchi al giorno (!) per i liberi professionisti e per di più soltanto a titolo di raccomandazione è talmente assurda che syndicom l’ha respinta senza mezzi termini. Ora nell’accordo figura che, se non pattuito altrimenti, i liberi professionisti dovrebbero ricevere «la consueta e adeguata remunerazione». syndicom continua a portare avanti un regolamento con le raccomandazioni relative agli onorari minimi per i liberi professionisti (a Zurigo 556 franchi al giorno).
Per fare un paragone: gli aventi diritto di voto zurighesi hanno approvato alle urne un salario minimo di 23.90 franchi, che da allora i partiti borghesi combattono davanti ai tribunali. Se venissero retribuite 40 ore settimanali a 23.90 franchi, si arriverebbe a uno stipendio mensile di 3824 franchi. Come stipendio d’ingresso nel giornalismo, in cui oggigiorno si richiede una laurea universitaria o il diploma di una scuola universitaria professionale e/o di una specifica formazione superiore, non dovrebbero essere versati nemmeno 2000 franchi in più al mese?
Per fare un secondo paragone: sul sito del Cantone di Zurigo si trovano dati sull’«elevato livello salariale» locale. Il salario lordo standardizzato che vi viene utilizzato vale per un impiego a tempo pieno con 40 ore di lavoro settimanali e comprende i contributi sociali nonché, proporzionalmente, la tredicesima mensilità, le indennità e i bonus. Nel Cantone di Zurigo il valore mediano è 7500 franchi, il che significa che una metà dei lavoratori guadagna meno e l’altra di più. Ora, uno stipendio d’ingresso non è ovviamente la stessa cosa di un salario lordo standardizzato. Però, in un settore in cui gli aumenti salariali sono rari, uno stipendio d’ingresso basso non è un buon segnale.
Ancora più difficile da digerire è la clausola secondo cui le giornaliste e i giornalisti devono cedere al datore di lavoro «fatta salva una diversa pattuizione scritta» i diritti d’autore sulle proprie opere «in modo integrale». A rientrarvi non sono soltanto i testi di prodotti stampati o gli articoli online, bensì «tutte le forme di utilizzazione attuali e anche future non ancora note». Con lo stipendio versato, questa cessione è da considerarsi «integralmente compensata». I liberi professionisti mantengono i propri diritti d’autore, a meno che non li cedano contrattualmente.
La domanda decisiva dal punto di vista sindacale è quindi: meglio un uovo oggi o una gallina domani? Secondo Idris Djelid, sia syndicom sia Impressum raccomandano ai propri membri un «sì, ma» all’accordo, anche se per motivi differenti. Ciò non rende le cose più semplici: se gli uni dicessero di sì e gli altri di no, il VSM potrebbe ridersela sotto i baffi e interrompere una contrattazione durata anni.
* Trasparenza: Nicole Soland è da oltre 20 anni membro di syndicom, rispettivamente di Comedia, il sindacato che l’ha preceduto.