Tagli nell’IT: la Posta licenzia una sessantina di dipendenti
La Posta ha annunciato una riduzione dei posti di lavoro nel proprio reparto informatico. Il processo di consultazione ha permesso di ridurre il numero dei licenziamenti.
Testo: Muriel Raemy e Salim Staubli
A inizio giugno, la Posta annunciava il taglio di 57 impieghi e ulteriori 22 modifiche ai contratti di lavoro nel suo reparto informatico. Lunedì 17 agosto, in un discreto aggiornamento del comunicato di giugno, La Posta ha scritto che la procedura di consultazione è ormai conclusa. E fa riferimento a un massimo di 40 tagli di posti di lavoro e 20 modifiche ai contratti di lavoro.
«Il piano sociale negoziato dal sindacato syndicom con la Posta attenua le conseguenze dei licenziamenti», afferma con soddisfazione Dominik Dietrich, co-responsabile del settore Logistica. Rimane tuttavia critico:

È meno di quanto si temesse, ma le conseguenze restano gravi per le persone coinvolte. In questo contesto, 40 licenziamenti sono comunque troppi.
Un punto rimane delicato: il centro informatico che la Posta sta sviluppando a Lisbona, avviato per far fronte alla carenza di informatici che colpisce la Svizzera.
Assunzioni in Portogallo
Non bisogna dimenticare che lo scorso settembre la Posta ha creato circa 200 posti di lavoro nel proprio campus IT di Lisbona, imponendo al contempo un blocco delle assunzioni per il settore informatico in Svizzera. Dominik Dietrich mette però in dubbio la promessa fatta allora dalla Posta di non procedere a licenziamenti in Svizzera. «La Posta aveva motivato questo trasferimento con la carenza di manodopera qualificata. Se ora i posti di lavoro nell’IT in Svizzera sono minacciati, deve adeguare la propria strategia». Il lavoro dell’IT è di importanza decisiva per il servizio pubblico, la sicurezza dei dati e l’infrastruttura informatica della Posta. Per Dominik Dietrich è quindi chiaro: «L’IT della Posta deve restare in Svizzera. Ciò significa che la sede in Portogallo va chiusa e i posti creati là vanno riportati in Svizzera».
La Posta ha poi annunciato di sospendere fino a nuovo ordine il previsto ampliamento del proprio centro informatico di Lisbona. Questa decisione non convince il sindacato: «L’esternalizzazione in Portogallo non deve essere sospesa, ma annullata. syndicom esige che la Posta riporti gli impieghi in Svizzera. Per il suo futuro digitale, la Posta ha bisogno di personale. Deve preservare il suo know-how invece di delocalizzare i posti di lavoro».
Personale nell’incertezza
In occasione dei primi colloqui tra syndicom e i dipendenti dell’IT interessati è emerso un forte malcontento. «Sapevamo che il trasferimento in Portogallo era solo l’inizio di una ristrutturazione. La Posta comunica in modo poco trasparente e intanto continua a smantellare il nostro servizio», ha spiegato uno dei partecipanti alle trattative. Di conseguenza, la frustrazione e l’incertezza sono grandi tra il personale dell’unità informatica della Posta. Il riorientamento annunciato genera timori riguardo al proprio posto di lavoro. Chi lavora da molti anni e che, negli ultimi tempi, non ha ad esempio ricevuto formazioni mirate, si accorge ora di rischiare di finire su un binario morto. Particolarmente gravoso è il lasso di tempo, quasi infinito, tra l’annuncio della riorganizzazione e la comunicazione effettiva dei posti soppressi. La situazione attuale somiglia al gioco delle sedie: finché la musica suona, restano tutti in movimento. Solo quando si ferma, diventa chiaro che non c’è posto per tutti.
Fabio Wihler, segretario regionale Logistica, che segue le colleghe e i colleghi a Berna, constata:

Proprio questa incertezza persistente ostacola anche l’impegno sindacale. Chi non sa se il proprio posto è a rischio si muove spesso in modo particolarmente cauto, conformista e defilato, per timore di prestare il fianco o di esporsi.
Si crea così un contesto sempre più teso, in cui alcuni si mostrano particolarmente fedeli all’azienda e capaci di dare risultati, per non finire essi stessi ai margini. Ma anche queste persone possono essere coinvolte nella prossima riorganizzazione.
Accelerazione digitale
Le ristrutturazioni sono appena iniziate. Per questo, proprio ora, una risposta forte dei sindacati è di importanza decisiva. Per syndicom la reazione delle aziende ai mutamenti del mondo del lavoro nel quadro della trasformazione digitale non può limitarsi a un semplice taglio del personale. «Le persone interessate devono essere informate e accompagnate per tempo e beneficiare di misure mirate di formazione continua e/o di riqualificazione, affinché possano essere impiegate in ambiti in cui occorre ancora personale. Vogliamo opportunità di formazione, non uno smantellamento silenzioso», chiede Fabio Wihler.
Vengono sì offerti pensionamenti anticipati, ma occorre adottare ulteriori misure. «Non è credibile prevedere una riduzione del personale nei settori operativi e lasciare al contempo invariate le strutture gerarchiche superiori. La Posta esige efficienza: deve prenderla sul serio anche a livello dirigenziale», conclude Dominik Dietrich.