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È passato un anno da quando impressum e syndicom hanno deciso di dare il via alla campagna scocca il 13!. Questa campagna arriva dopo 10 anni di vuoto contrattuale e l’invariato atteggiamento in particolare di Schweizer Medien, l’associazione degli editori della Svizzera tedesca (ma gli editori del Ticino non hanno mai avuto il coraggio di prendere le distanze), di rifiutare un qualsivoglia incontro per riaprire una trattativa sulle condizioni di lavoro per i giornalisti e le giornaliste della carta stampata. Così da gennaio 2014 il 13 di ogni mese sono state fatte delle azioni di vario genere in diverse parti della Svizzera tedesca e del Ticino.

Nel nostro cantone in particolare si è fatta il 13 giugno una denuncia delle condizioni di lavoro a seguito di una ricerca voluta da ATG e SSM e sostenuta da syndicom. In agosto, in occasione del Festival del film a Locarno, si è tenuto un incontro pubblico per denunciare la situazione di difficoltà del giornalismo culturale. Il 13 di novembre syndicom Ticino e ATG hanno poi inviato una lettera al Corriere del Ticino e laRegione per chiedere una riapertura dei negoziati per il contratto collettivo. Entrambi gli editori hanno risposto via lettera informando che vi sarebbero stati degli incontri tra editori a livello nazionale e che avrebbero dato ulteriori notizie a inizio anno. In Svizzera interna intanto fra le tante azioni sono state portate avanti le denunce all’ispettorato del lavoro verso due aziende dei media per il mancato rispetto della legge sul lavoro per quel che concerne gli orari di lavoro dei giornalisti e delle giornaliste.

Come azione del 13 gennaio 2015, la tredicesima, syndicom e impressum hanno scritto una lettera (pubblicata qui a lato) agli ispettorati del lavoro di ben 16 cantoni, tra i quali il Ticino, cercando di renderli attenti alla problematica appunto del tempo di lavoro e della registrazione del medesimo nelle imprese dei media.

Questa tematica non deve essere sottovalutata perché tocca la salute dei colleghi e delle colleghe attivi nei media. In molte testate infatti i giornalisti sono chiamati a svolgere sempre più compiti su diversi mezzi di comunicazione, sia quelli classici che quelli legati alle nuove tecnologie e ai social network. I ritmi di lavoro diventano così sempre più incalzanti soprattutto perché molte redazioni sono andate riducendo il numero di giornalisti in particolare a partire dalla prima crisi della pubblicità del 2008.

Il sindacato da tempo registra diversi disagi. Per questo rinnova la proposta di concordare attraverso il partenariato sociale un contratto collettivo di lavoro. Se gli editori continuano a volersi basare solo sulle normative come la legge sul lavoro e il codice delle obbligazioni, il sindacato si troverà obbligato a continuare sulla strada della denuncia come fatto in particolare in questo anno.


Barbara Bassi

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