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A dispetto del CCL condizioni d’impiego più che precarie

«Quando la mattina alle 6.30 torno dal mio giro di lavoro, la città ormai si è svegliata e sulle vie regna già la frenesia dell’ora di punta. Le macchine sembrano impazzite. E guai se per allora non ho finito il mio giro! Ma una volta tornata a casa, è una piacevole sensazione, mettermi seduta e fare colazione mentre gli altri si recano al lavoro». Erna Brägger, che con suo marito vive in una piccola casetta unifamiliare a Wilen, sorride. È in pensione da un anno. Accanto alla sua rendita, alla Presto guadagna 1’000 franchi al mese. «Un extra molto utile», commenta. Ad Erna la mattina ci vogliono circa 100 minuti per distribuire i suoi 150 giornali. Il suo guadagno è di 20,75 franchi l’ora.

Condizioni precarie

di assunzione

Non abbiamo dati certi su quanti degli oltre 6’000 collaboratori di Presto lavorino al salario minimo di 17,50 franchi, ma una cosa è sicura: 17,50 franchi l’ora, con anche il contributo del 10% all’ora come previsto dal CCL, non basta per condurre una vita dignitosa. Le distributrici e i distributori di giornale lavorano con orari non usuali, cominciando alle 5 del mattino e finendo per le 6.30. Gli assunti fissi lo fanno sei volte a settimana. In genere effettuano il giro con la propria vettura – e il rimborso per la benzina ammonta a 65 centesimi scarsi a chilometro. Quando le si chiede come sono le condizioni di lavoro e l’atteggiamento di Presto, Erna reagisce con rabbia: «Come membro della commissione aziendale vengo a sapere molte cose. Si prova sempre ad addossare i costi ai lavoratori, anche se questi costi spetterebbero alla Presto!». Alla Presto lavorano soprattutto donne. Spesso per vivere esse dipendono da ogni centesimo. «Alcune sono pensionate, come me», racconta Erna. Alcune ricevono soltanto 1’700 franchi di AVS al mese: «Come si vive con così poco?». Queste lavoratrici si sentono trattate dalla Posta come degli “zerbini”. La Presto appartiene al 100% alla Posta. «Qualcuno ci spiega perché per noi non valgono le stesse condizioni dei dipendenti assunti direttamente dalla Posta?». La spiegazione è molto semplice: avendo la Posta esternalizzato la distribuzione dei giornali alla sua affiliata Presto SA, essa tenta di risparmiare dei costi sulle spalle dei collaboratori.

Il nuovo CCL: una soluzione di emergenza

Già nel 2010 le trattative del CCL avanzavano con difficoltà. Infatti erano i primi negoziati in assoluto! Per il giro negoziale successivo, ovvero nel 2013, si sperava di raggiungere di più (vedi il giornale syndicom 15/2013). Fritz Gurtner, che l’anno scorso è stato presente in qualità di responsabile syndicom alle trattative, commenta: «Le modifiche nel CCL hanno apportato sia vantaggi che svantaggi. Una disposizione nuova prevede che scatti il diritto all’indennità già dal primo giorno di malattia. Inoltre per la prima volta abbiamo un salario minimo unitario per tutte le regioni. A questo si aggiunge un 10 per cento di supplemento. Un punto negativo è che d’ora in poi non verranno retribuiti più i giorni festivi, tranne il 1° agosto».

Alla domanda di cosa pensa del risultato nel suo complesso, Gurtner risponde: «Non possiamo essere soddisfatti del nuovo CCL. Abbiamo dovuto fare troppe rinunce verso la Posta. Ciò malgrado, i nostri iscritti, dopo una lunga discussione, hanno approvato il CCL, in quanto l’alternativa era il vuoto contrattuale. Le condizioni di lavoro alla Presto tuttavia continuano ad essere insufficienti, e il CCL più che una vera soluzione costituisce una soluzione di emergenza».

Ora serve un salario minimo

Erna Brägger, partecipe anche lei alle trattative CCL, la pensa allo stesso modo: «Non sono per niente contenta del CCL. Ma cosa sarebbe successo senza questo CCL? Le condizioni d’impiego sarebbero peggiorate ancora di più, ne sono sicura!».

Quando le si chiede quali siano i suoi obiettivi riguardo alle trattative CCL previste per il 2016, Erna dice: «Cercheremo di riprenderci quello che ci hanno tolto. Servono finalmente dei salari dignitosi! Ecco perché attualmente mi impegno molto a favore dell’iniziativa sui salari minimi. Abbiamo pianificato già diverse azioni con il gruppo regionale syndicom di San Gallo. E organizzeremo degli eventi anche attraverso la commissione aziendale Presto. Se riusciamo a raggiungere un Sì all’iniziativa sui salari minimi, il nostro salario in un colpo passa da 17,50 a 22 franchi l’ora. A noi distributori di giornali questo cambierebbe il mondo!».

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