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Assicurazione contro la disoccupazione: verba volant, carta canta

Per prima cosa, per il futuro ti consiglio di comunicare sempre via lettera (raccomandata se la busta è importante) e di richiamare o riscrivere in caso di non reazione del/la tuo/a consulente URC. In caso di dubbio, è meglio presentarsi all’appuntamento che partire dal presupposto che sia stato annullato.

Nel tuo caso, tu ti sei rivolta alla tua consulente URC per mail e hai conservato il vostro scambio di mail. Inoltre, il verbale del colloquio di controllo precedente indica espressamente l’obiettivo dell’appuntamento successivo, ovvero il monitoraggio della misura rsp. il tuo riscontro del primo colloquio con l’istituzione che ti ha ricevuto per la misura di reinserimento. Tu ti sei fatta accompagnare da un parente al precedente colloquio, il quale può confermare ciò che è stato convenuto oralmente per il colloquio successivo. Per finire, la tua domanda di rinvio è stata inviata con tre settimane di anticipo. Tutti questi elementi hanno contribuito a rendere verosimile, agli occhi del Tribunale federale che ha giudicato il tuo caso, l’accordo orale che era stato preso fra te e la tua consulente.

Tuttavia, è il certificato medico che tu hai fornito, che attestava una difficoltà a gestire il quotidiano amministrativo a causa di disturbi medici, che è stato determinante in questa faccenda vinta da syndicom davanti al Tribunale federale. Grazie all’intervento del servizio giuridico di syndicom, la sospensione di 9 giorni è stata levata e tu hai ristabilito il tuo diritto. Per il futuro, al fine di evitare qualsiasi seccatura, ti consiglio di partecipare piuttosto una volta di troppo che una volta di meno ad un colloquio di controllo fissato per il quale non hai ricevuto una conferma scritta del rinvio.

Quello che ora seguirà per fortuna non ti è successo, ma bisogna sapere che se un/a consulente URC dà oralmente un’informazione sbagliata fuori dalla sua competenza, per esempio su come compilare i formulari IPA («Indicazioni della persona assicurata»), consigliandoti di non menzionare tutti i datori di lavoro perché comunque sarai iscritta soltanto al 50% di disoccupazione (questo consiglio è sbagliato), devi sapere che potresti essere ritenuta responsabile dell’errore commesso ed essere sanzionata! Nell’esempio appena descritto, che concerne un’altra assicurata, quest’ultima non è riuscita a ottenere la prova scritta dell’informazione sbagliata ricevuta. Siccome il formulario IPA pone una domanda chiara («Lei ha lavorato presso uno o più datori di lavoro?»), bisogna fornire una risposta esaustiva alla domanda, anche se la persona è iscritta alla disoccupazione soltanto per il 50%, questo per far calcolare alla cassa disoccupazione il suo diritto alle prestazioni sulla base di tutti gli elementi pertinenti. Non è stato possibile invocare il principio della buona fede, perché il consulente si era pronunciato oralmente su una questione al di fuori della sua competenza e perché la formulazione della domanda posta all’assicurata non era soggetta ad interpretazione.

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