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Giornale del popolo et Corriere del Ticino:

Un impoverimento dell’offerta d’informazione e un ulteriore perdita di posti di lavoro in un settore dove diventa sempre più difficile lavorare mantenendo alta la qualità.

Quanto annunciato ieri ai propri dipendenti dai vari rappresentanti degli editori del Giornale del Popolo e dal Corriere del Ticino sembra essere una triste capitolazione davanti alla cruda realtà del mercato della pubblicità e la conseguenza di quella guerra malsana che si sta svolgendo su territorio ticinese tra i principali editori dei quotidiani dopo l’arrivo sul mercato del giornale gratuito 20 minuti.

Che il Giornale del popolo avesse delle difficoltà non era un segreto. Di fatto da diversi anni i giornalisti e le giornaliste lavoravano con una riduzione del 5% del loro stipendio. Situazione che doveva essere provvisoria ma che in realtà si è protratta nel tempo. Altrettanto si sapeva che il progetto Timedia prevedeva anche delle soluzioni di unificazione delle redazioni.


Con l’unione logistica delle redazioni esterne di cronaca del Giornale del popolo e del Corriere del Ticino e lo sviluppo di una collaborazione per le redazioni di economia e sport a partire dal 2013, si fa un passo che per syndicom è preoccupante, perché se da un lato è una manovra per permettere al Giornale del popolo di continuare ad esistere dall’altro è un ulteriore indebolimento della forza della testata. Un certo disappunto c’è perché comunque questa manovra comporta una riduzione del personale, anche se syndicom si rende conto che lo scenario sarebbe potuto essere molto peggiore.

Di conseguenza syndicom chiede che per qualsiasi modifica delle condizioni di lavoro, siano esse riduzioni o licenziamenti, si applichino i parametri del vecchio CCL che seppur non più in vigore, tutti gli editori ticinesi hanno sempre affermato di rispettare. Inoltre che là dove sia prevista una stretta collaborazione delle redazioni del Corriere del Ticino e del Giornale del popolo, questa non avvenga se non su esplicita accettazione da parte dei giornalisti e delle giornaliste e dopo aver valutato ed elaborato con loro un piano di attuazione. Ricorda inoltre agli editori che per un giornalista la linea editoria è parte integrante del contratto d’assunzione; pertanto deve esserci l’esplicito assenso di ogni singolo giornalista affinché il suo lavoro e la sua firma possano essere usati anche dall’altra testata.

La situazione attuale non fa che rafforzare la nostra idea: non serve a nulla difendere la pluralità della stampa senza al contempo difendere le condizioni di lavoro di coloro che contribuiscono a fare informazione. Syndicom pone perciò al primo posto gli interessi dei colleghi giornalisti e chiede che vengano ristabilite delle condizioni quadro nella categoria a livello regionale in modo da evitare che questa guerriglia del mercato editoriale e pubblicitario non venga fatta a spese dei dipendenti. Formalmente invita nuovamente la Holding Timedia a voler programmare una serie di incontri con i partner sociali per discutere di un eventuale contratto che permetta di dare quelle garanzie necessarie per poter fare un’informazione di qualità garantendo quanto promesso negli ultimi mesi.

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