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In piazza in difesa del servizio postale

A Bellinzona 500 persone sfidano la pioggia per opporsi allo smantellamento degli uffici postali: un chiaro segnale alla politica federale.

"I cittadini non accetteranno lo smantellamento del servizio postale e sono pronti a intraprendere tutte le azioni necessarie finché questo progetto non verrà fermato": questo il messaggio potente e chiaro lanciato ad alta voce da cittadini, lavoratori, politici e rappresentanti dei Comuni e delle associazioni ticinesi, che hanno deciso, nonostante la pioggia, di manifestare oggi a Bellinzona. Questa importante mobilitazione ha visto partecipare circa 500 persone: un segnale incisivo che la politica federale non potrà ignorare quando, l'11 maggio, la Commissione del Consiglio degli Stati sarà chiamata a decidere sul proseguimento del progetto di smantellamento degli uffici postali.

 

"La Posta deve fare un passo indietro", ha affermato Marco Forte, responsabile regionale di syndicom, "fermare questo progetto antisociale e sedersi al tavolo della trattativa alla ricerca di una soluzione condivisa", “pubblicamente la Posta afferma che eviterà licenziamenti ma ai dipendenti invece comunica che non vi è alcuna garanzia d’impiego”.

"Giù le mani dagli uffici postali!", ha esclamato Gianni Frizzo, riprendendo il felice slogan della battaglia delle Officine. "La gente comune deve far sentire la propria indignazione e perseguire unita un progetto di resistenza". "È giusto che la protesta arrivi nelle piazze", gli ha fatto eco Roland Lamprecht, segretario centrale di syndicom, osservando la partecipazione di oggi.

Non sono mancate le testimonianze degli stessi dipendenti della Posta, che hanno spiegato come il personale non sia un costo ma una risorsa da valorizzare. Da ultimo, la voce della politica, con l'intervento di Luca Pagani, sindaco di Balerna, e di Dario Bernasconi in rappresentanza del Municipio di Origlio. E proprio l'ufficio postale di Origlio chiuderà il prossimo 27 maggio. Il Comune aveva ceduto alla Posta il terreno per edificarlo per 300 mila franchi. Ora la Posta lo rivenderà ad almeno un 1 milione e 300 mila. Graziano Pestoni, in rappresentanza dell'Unione Sindacale Svizzera, ha ribadito la necessità di ripristinare le regie federali per il servizio pubblico: sanità, informazione, comunicazione, trasporti, ecc..

 

Con questa manifestazione syndicom, coordinatore del comitato uniti in difesa del servizio postale, ha voluto testimoniare che la Posta è dei cittadini, che deve operare nel loro interesse, che deve applicare una politica sociale e non puntare solo al guadagno. "Le nostre vite valgono più dei loro profitti", ha concluso Vincenzo Cicero, di Unia.

La manifestazione è stata anche l'occasione per sostenere la petizione a tutela dei diritti dei dipendenti della Posta, petizione che ha già raccolto più di 500 firme e che chiede il ritiro del licenziamento di una postina (mamma di una bimba di due anni), che si è battuta a difesa di un corretto impiego.

 

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