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Stampa e media elettronici

Resistere alla pressione

Giornalista, fotografo, operatrice o moderatore radio: molte persone ritengono le professioni mediatiche un sogno. Giustamente, in fondo. Se non ci fossero fattori sconcertanti come tagli al personale, dumping salariale o cattive garanzie sociali per i freelance. La nostra battaglia va avanti.

La nostra resistenza continua

La notizia cattiva è che siamo ancora senza contratto collettivo di lavoro (CCL) che tuteli i professionisti della stampa contro l’arbitrio e gli sconvolgimenti che regnano nel loro settore. La notizia buona è che abbiamo fatto e facciamo un’enorme pressione affinché la situazione cambi, tant’è vero che nell’agosto 2017 sono state avviate delle trattative. Perché per garantire una buona qualità nei media servono buone condizioni di lavoro. E la qualità oggi come oggi è più importante che mai.

Noi rivendichiamo e promuoviamo

Per gli operatori dei media chiediamo salari minimi, un orario settimanale massimo di lavoro, una migliore tutela contro il licenziamento e un’adeguata compensazione del lavoro svolto di domenica e di notte. Inoltre li assistiamo con una consulenza professionale in tutte le questioni lavorative e nei conflitti collettivi di lavoro. Di tutto questo attualmente approfittano ben 2000 professionisti dei media – tra liberi professionisti e assunti fissi della stampa, radio, tv, online e PR.  

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